Il Tazzelenghe è un vitigno a bacca rossa autoctono del Friuli Venezia Giulia.
Enos Costantini, l'esperto che più di tutti ha studiato il legame tra i vitigni friulani e il loro territorio, nel suo libro Vigne, Vigneti e Vignaioli descrive spesso queste varietà come figli diretti della terra friulana, nati per selezione naturale e contadina.
Anche gli studi del Professor Attilio Scienza dell’Università di Milano e quelli dell'Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano ci confermano un legame antico e profondo tra il Tazzelenghe e la regione, tanto da poter parlare di un vitigno "autenticamente autoctono".
Il Tazzelenghe è imparentato con i vitigni della famiglia dei Refoschi, con i quali condivide quasi il 99% del DNA. Tuttavia, è morfologicamente molto diverso da essi, così come sono profondamente differenti i vini che si ottengono dalle loro uve.
La pianta del Tazzelenghe è di buona vigoria e piuttosto resistente alle malattie; il suo grappolo, relativamente spargolo, non è soggetto a muffe.
Queste caratteristiche farebbero pensare a un vitigno di facile gestione, ma la realtà è diversa.
La difficoltà principale è dovuta al suo ciclo vegetativo, tra i più lunghi in assoluto: è uno dei primi vitigni a fiorire e uno degli ultimi ad arrivare a maturazione completa.
Normalmente la vendemmia avviene a ottobre inoltrato. Inoltre, la pianta soffre gli eccessi di calore e di piovosità.
Per ottenere uve capaci di regalarci un grande vino, risulta di fondamentale importanza la giacitura del vigneto: è necessaria la collina con un'ottima esposizione al sole.
La vera sfida per i "Custodi del Tazzelenghe" è portare le uve a una piena maturazione aromatica; senza questo passaggio, il vino non risulterà mai equilibrato, nemmeno dopo lunghi affinamenti.
L' acino ha una buccia blu-nera, molto pruinosa.
La Forma del grappolo è cilindrica, di medie dimensioni, con evidenti "ali".
L' acino: Medio-grande, di forma sferoidale leggermente schiacciata.
La foglia: Mediamente grande, pentagonale e trilobata.
L' Epoca di maturazione tardiva, richiede una stagione di crescita molto estesa.
I numeri della rarità Oggi il vitigno Tazzelenghe è coltivato da poco più di una decina di aziende. Gli ettari vitati totali sono circa 18-20: parliamo dello 0,06% della superficie vitata totale del Friuli Venezia Giulia.
Contiamo meno di 20 etichette per una produzione complessiva che si attesta intorno alle 25.000 - 30.000 bottiglie.
Parlando di questo vino, il concetto di "prodotto di nicchia" assume una nuova dimensione, come dimostra la tabella di confronto sulle superfici vitate di alcuni grandissimi vini italiani:
| Vino / Denominazione | Ettari Vitati (circa) | Rapporto rispetto al Tazzelenghe |
| Tazzelenghe | 18 ha | |
| Sassicaia (Bolgheri Sassicaia DOC) | 75 ha | È 4 volte più esteso |
| Barolo (DOCG) | 2.200 ha | È 120 volte più esteso |
| Brunello di Montalcino (DOCG) | 2.100 ha | È 115 volte più esteso |
| Amarone della Valpolicella (DOCG) | 8.300 ha | È 460 volte più esteso |
| Prosecco (DOC + DOCG) | 35.000 ha | È quasi 2.000 volte più esteso |
Il Tazzelenghe è meno di una goccia nel mare, più raro del panda gigante.
Ma attenzione: ci siamo innamorati di lui per un unico e solo motivo.
Il vino Tazzelenghe è buono!