02 Dec
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Da appassionato leggo, ascolto e guardo moltissimo materiale che parli di vino. 

Ultimamente mi sono concentrato esclusivamente sul mondo del Tazzelenghe. 

Tutti i degustatori lo raccontano in modo impeccabile. Il suo colore è un rosso rubino intenso, con riflessi violacei in gioventù che virano verso il rosso mattone con l’invecchiamento. 

I suoi profumi sono intensi e complessi: lo si definirebbe fruttato, con note di mora, prugna e piccoli frutti neri maturi; ma anche speziato, grazie ai sentori di pepe nero e chiodi di garofano. 

Molti Tazzelenghe regalano inoltre sfumature balsamiche. Con l’evoluzione, emergono netti i sentori terziari di cuoio, tabacco, liquirizia e, talvolta, goudron

Sorseggiando un Tazzelenghe si capisce subito di essere al cospetto di un vino importante. Il tannino è fitto, spesso vigoroso, quasi scorbutico quando il vino è giovane. 

Si riconosce una marcata e tipica freschezza acida che ne delinea il carattere. 

Nel Tazzelenghe l’alcol, seppur ben presente, risulta equilibrato. Raggiunge un’armonia complessiva e una vera piacevolezza solo dopo adeguati periodi di affinamento, che favoriscono l’integrazione di tutte le sue componenti. 

Il finale è lungo e persistente: un vino dotato di significativa longevità, capace di evolvere positivamente nel tempo acquisendo complessità ed eleganza. 

Le guide internazionali confermano questo profilo. 

Wine Enthusiast descrive il Jacùss – 2007 Tazzelenghe come un “vino denso e ricco, con aromi di ciliegia rossa e spezie di mora” (una definizione, “ricco e denso”, che mi piace e mi convince molto). 

Il sito delectable.com racconta il Tazzelenghe de La Viarte parlando di profumi di more, menta, sottobosco, cuoio e note di cioccolato fondente, sottolineando i tannini importanti e il grande potenziale di invecchiamento. 

I degustatori di winedexter.com scrivono del Tazzelenghe del Conte d’Attimis-Maniago come di un vino potente, dalla forte presenza tannica e dal gusto deciso, ideale per carni robuste. Vivino, a proposito del Jacùss, parla di un rosso intenso dalla struttura solida e robusta che si addolcisce con il tempo. 

Tutte descrizioni perfette. 

Il Tazzelenghe ha quei profumi, quei sapori e quella struttura. 

Ha quei pregi e quei "difetti". Eppure, per me, c’è dell’altro. 

Tutte le volte che vado in Carnia, mia terra d’origine, vado a visitare i parenti. È immancabile la visita a Pieri, il cugino di mia mamma. All’arrivo ci salutiamo calorosamente, ci stringiamo la mano e ci abbracciamo. 

È un saluto profondamente sentito, ma prigioniero di un certo pudore. 

Non saprei come descriverlo meglio se non citando il titolo di un famoso romanzo: “I duri non ballano”. Parafrasando il concetto, i friulani non si emozionano, figuriamoci i carnici. 

Il pomeriggio prevede un aggiornamento reciproco su tutta la parentela: salute, lavoro, amori, critiche e battute, spesso politicamente scorrette. 

Sul tavolo c’è sempre un salame della riserva personale di Pieri.

Nel bicchiere c’è del vino. 

Non si discute: il salame deve finire e, se finisce troppo in fretta, se ne apre un altro. 

Un certo numero di bottiglie accompagna il rituale. 

Poi arriva il momento di partire. 

L’ultima domanda è quasi un rito: “Quando tornate su?”

La risposta è vaga — l'estate prossima, Natale, forse Pasqua. “Tornate a trovarci” è il saluto definitivo. 

Ed ecco l’abbraccio di commiato: stretto, forte, ruvido, caldo. Autentico. 

Ci si guarda appena negli occhi, perché i friulani non piangono, figuriamoci i carnici. 

Ecco, per me il Tazzelenghe ha il gusto di quell'abbraccio. 

Ha il profumo del fuoco nello spolert e il sapore di quella accoglienza. Questo è, per me, il vino Tazzelenghe. 

Se qualcuno si sta chiedendo con cosa si abbina questo straordinario vino chiamato Tazzelenghe, ancora una volta sarà corretto raccontare gli abbinamenti da manuale. 

Carni rosse importanti, magari con una certa grassezza. La cacciagione tutta. 

Io amo stappare una bottiglia di questo vino, finita la cena, quando al tavolo ci siano persone che stimo, curiose, interessate, critiche. Persone che sappiano capire quanto il gesto di stappare un Tazzelenghe sia sinonimo di stima, di amicizia.

Forse non lo sai, ma anche questo è amore.


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