Innamorarsi di un vitigno a bacca rossa in una terra celebrata per i suoi vini bianchi, porrebbe risultare contradditorio e folle come andare all’ Oktoberfest e portarsi la birra da casa.

Il Tazzelenghe è però il più friulano di tutti i vini friulani. 

Quasi schiacciato dal logoriodella vita moderna, causa la sua poca produttività viene pressoché abbandonato, Come il Friuli crolla, lo si pensa spacciato. Ma come il Friuli rinasce, dove prima, più di prima. Meglio di prima.

Cosa ci può essere di più friulano dei suoi tannini?!?! 

Indomiti tannini che lasciano vedere la loro nobiltà solo dopo molti anni e solo a chi si è guadagnato la loro fiducia. 

Esattamente come il carattere di queste genti. 

Come Vava (in dialetto nonna) che a chi non conosceva donava ospitalità, apriva la sua casa, ma gli cucinava una bistecchina.

Il frico lo si condivideva solo con chi si guadagnava il diritto di essere considerato di famiglia.

Come quando ho telefonato alla Tenuta Conte d’ Attimis per poter fissare una visita alla cantina. Mi rispose proprio il Conte che mi domandò: ma voi quanto tempo intendete fermarvi!?? 

Io, che lessi quella domanda con piglio milanese di chi deve sempre ottimizzare e con garbo carnico di chi non vuole disturbare, un po' titubante risposi: 

Un’oretta!!?!!

Lui, piccato: Allora NO!!! Chi viene a visitare la mia cantina mi deve dare almeno 3 ore del suo tempo.

Ebbi giusto il tempo di recuperare con: volentieri, è che non volevo disturbare.

La visita durò quasi 4 ore, prima tutti i vigneti, poi la cantina ed in fine una degustazione accompagnata da mille aneddoti. 

Alla fine, ci conquistammo la simpatia del conte che dopo il suo uvaggio, che sarebbe dovuto essere il vino finale, ci fece assaggiare eccezionalmente anche il suo Tazzelenghe.

Il Tazzelenghe del Conte mi parse subito simile a quell’amico dei giorni d’estate che non aveva l’ardore di venire a chiamarmi a casa e così passava con la sua bici 


Poi il Tazzelenghe La Viarte di quando la bottiglia era tutta nera. Inconfondibile. (Da nostalgico quale sono refrattario a tutte le novità, non posso dire di aver apprezzato il cambio di immagine). 

Al primo sorso mi sono sentito respinto, come quando entri in un “ambiente” (espressione locale per definire un bar, un osteria e/o  qualcosa di simile) ma dopo i primi 2,3 sorsi o 2,3 bicchieri ti senti a casa, hai parlato con tutti e prima di uscire inevitabilmente ti avranno offerto da bere e tu avrai ricambiato.

Quando ti porranno la domanda: Blanc o Neri ??! sarai diventato uno di loro.

Il Tazzelenghe è un vino ribelle e un po’ anarchico, proprio come il Friuli e come i friulani. 

Una terra e un popolo che, nel corso della storia, sono stati più volte invasi, sottoposti a domini stranieri (qui basta poco per essere considerati “foresti”) una terra e un popolo che non ha mai perso la proprioa identità di “furlan”.

Ribelli sì, ma senza bombe. Ostinati, testardi, fieri. 

Puoi anche illuderti di dominare queste terre, ma non saranno mai davvero tue. 

Non saremo mai veneziani, austro-ungarici o cosacchi, saremo sempre e comunque friulani. 

Sempre liberi. 

Ecco perché il Tazzelenghe è il più friulano di tutti i vini friulani.